lunedì, 30 gennaio 2006

 L’asfalto lucido brilla alla luce dei lampioni. Una ragazza corre. I suoi tacchi echeggiano nel silenzio della notte. Si stringe addosso un’impermeabile nero e abbraccia con foga una piccola borsa.Ogni tanto si volta: qualcuno la insegue.Ma non è ancora tanto vicino da essere visibile. La ragazza ansima e corre più forte.Ticchetta, ticchetta e il suo cuore batte,batte. Ora sembra inciampare ed è così fragile e flessuosa che sembra sul punto di spezzarsi.

La strada in realtà  non porta da nessuna parte. Così finisce, ad un certo punto, in un vicolo cieco. La ragazza ora sembra proprio terrorizzata. Bussa ad una porta chiusa, urla e cerca aiuto dietro le imposte di una finestra sbarrata. Ma la presenza si avvicina e lei arretra. La sagoma che s’ingrossa la spinge ad arretrare ancora. La ragazza stringe frenetica la sua borsa. Poi parla e ha una voce spezzata, sincopata, esitante.”Non farmi del male. Ti prego.” Ma l’ombra scura scoppia in una risata roca .

Allora la ragazza annuisce rassegnata, lascia cadere la borsa e comincia a slacciarsi l’impermeabile e lo fa con deliberata lentezza, indugiando nel far scivolare ogni singolo bottone dentro e fuori dall’asola. E poi si scrolla l’indumento di dosso senza apparente contrarietà. L’uomo la guarda sbalordito. Ma lei prosegue. Slaccia la gonna e la sfila, con un movimento elegante delle anche, sbottona la camicia con calma e padronanza.Quando anche la camicia scivola a  terra rivelando un corpo sodo e tonico, l’uomo avverte un’ improvvisa vertigine, come un senso di pericolo nascosto nella  disinvoltura di lei  e così comincia ad indietreggiare, non sa più cosa pensare.

Ma  lei non gli permette di sottrarsi e lo affronta apertamente. Si è sfilata una calza, lo raggiunge e la getta di traverso attorno al suo collo ( che ha un sussulto ), ne afferra l’altra estremità e stringe. Lui si china, lei stringe ancora e lui si inginocchia. Anche così lui è alto quasi come lei. “Allora dovrò fartene io” gli sussurra all’orecchio.Un languore lo coglie, il desiderio di farsi fare qualunque cosa lei voglia, così non si ribella. E allora lei tirandolo per quel cappio di nailon gli solleva il mento e lo morde sul collo con forza e desiderio. Il sangue  scorre in piccoli rivoli sottili. L’uomo sgrana gli occhi. Ma lei stringe e non lo lascia, non prima di averne avuto abbastanza. Solo allora si riveste velocemente, senza nemmeno degnare di uno sguardo  la figura riversa sul selciato. Ma prima di andarsene si gira e gli da un’occhiata veloce “Beh, grazie” gli dice “ Sangue dei migliori”

Ma la figura riversa spalanca gli occhi, che brillano di un giallo che non è umano, poi si solleva su un gomito “Felice di averti accontentata” Ringhia con voce profonda.”Direi che adesso tocca a me.” e con un balzo mostruoso si para di nuovo davanti alla ragazza. Lei lo osserva finalmente con attenzione. L’uomo ha tratti animaleschi, è ricoperto da una fitta peluria, i denti scintillano acuminati. La ragazza considera, oltre il suo corpo massiccio, proprio dietro al suo viso dalle fattezze canine una luna rotonda, gigante e piena, che riverbera di giallo ogni cosa. “Va bene” gli dice stringendoglisi contro. “la prossima volta mi sbrani tu...adesso però andiamo a casa”

attiminvolo alle 14:05 in: racconti, volo a vite
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domenica, 29 gennaio 2006

La Solitudine viaggia in mezzo agli uomini e vive in grande palazzo. Non ha animali. La Solitudine possiede molti televisori, e li accende tutti quando torna a casa. Consuma molti surgelati già pronti. A volte è in compagnia, ma dentro è sempre sola.

Tornando dall'ufficio,  tardi come al solito,  la solitudine sale sulla metro. C’è un uomo nella carrozza semivuota. Lui ha occhi rossi, sembra molto stanco e lo si capisce anche dalle spalle che rinunciano a una forma.Sembra vuoto di pensieri, ma ha avuto una giornata molto difficile. E’ stato spinto sull’orlo della disperazione e poi tirato su. E’ stato calpestato e ha dovuto ringraziare.

La solitudine non è cattiva (e neanche buona, se per questo.) Però quell'uomo, con la sua stanchezza la stuzzica, l'attira. E così gli si siede vicina. Lo tenta con il profumo della sua pelle e il chiarore dei suoi occhi. Lui non la vede dapprima, ma poi gli cresce dentro un'impressione, come di desolata rinuncia, così si appoggia al sedile metallico e lascia scivolare la testa sul vetro sudicio. Tanto non lo vede nessuno. La metro sferraglia la sua corsa serale.Nell'aria viziata un uomo piange piano. 

La solitudine è arrivata, si alza, si avvicina alle porte e scende. Il dolore lo ripiega accuratamente e lo infila nella valigetta di lavoro. Domani lo archivierà in ufficio. Per stasera basta: ha fatto anche gli straordinari.

Mentre il treno sparisce, inghiottito da un nulla denso e oleoso l’uomo si asciuga gli occhi.

attiminvolo alle 12:14 in: racconti, caduta libera
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sabato, 28 gennaio 2006

Alla fine ...

Alla fine sono fuggita,  per non farmi mettere in gabbia. Per non essere presa e capita, posseduta e spiegata. Perchè quello che vogliono le donne è la stessa cosa che vogliono gli uomini. Solo che adoperano nomi diversi. E si fanno paura a vicenda. Allora sto provando a volare. Io volo alto, punto al massimo, se qualcuno mi vuol seguire si accomodi che il cielo è di tutti.

Ma se durante uno di questi voli, per la troppa vicinanza al sole, o per il calore provocato da voi stessi,  vi si dovessero staccare le piume, appiccicate una per una con la cera, non ve la prendete con me. Perchè a volare si rischia sempre un po'....

attiminvolo alle 20:15 in: volo libero
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