L’asfalto lucido brilla alla luce dei lampioni. Una ragazza corre. I suoi tacchi echeggiano nel silenzio della notte. Si stringe addosso un’impermeabile nero e abbraccia con foga una piccola borsa.Ogni tanto si volta: qualcuno la insegue.Ma non è ancora tanto vicino da essere visibile. La ragazza ansima e corre più forte.Ticchetta, ticchetta e il suo cuore batte,batte. Ora sembra inciampare ed è così fragile e flessuosa che sembra sul punto di spezzarsi.
La strada in realtà non porta da nessuna parte. Così finisce, ad un certo punto, in un vicolo cieco. La ragazza ora sembra proprio terrorizzata. Bussa ad una porta chiusa, urla e cerca aiuto dietro le imposte di una finestra sbarrata. Ma la presenza si avvicina e lei arretra. La sagoma che s’ingrossa la spinge ad arretrare ancora. La ragazza stringe frenetica la sua borsa. Poi parla e ha una voce spezzata, sincopata, esitante.”Non farmi del male. Ti prego.” Ma l’ombra scura scoppia in una risata roca .
Allora la ragazza annuisce rassegnata, lascia cadere la borsa e comincia a slacciarsi l’impermeabile e lo fa con deliberata lentezza, indugiando nel far scivolare ogni singolo bottone dentro e fuori dall’asola. E poi si scrolla l’indumento di dosso senza apparente contrarietà. L’uomo la guarda sbalordito. Ma lei prosegue. Slaccia la gonna e la sfila, con un movimento elegante delle anche, sbottona la camicia con calma e padronanza.Quando anche la camicia scivola a terra rivelando un corpo sodo e tonico, l’uomo avverte un’ improvvisa vertigine, come un senso di pericolo nascosto nella disinvoltura di lei e così comincia ad indietreggiare, non sa più cosa pensare.
Ma lei non gli permette di sottrarsi e lo affronta apertamente. Si è sfilata una calza, lo raggiunge e la getta di traverso attorno al suo collo ( che ha un sussulto ), ne afferra l’altra estremità e stringe. Lui si china, lei stringe ancora e lui si inginocchia. Anche così lui è alto quasi come lei. “Allora dovrò fartene io” gli sussurra all’orecchio.Un languore lo coglie, il desiderio di farsi fare qualunque cosa lei voglia, così non si ribella. E allora lei tirandolo per quel cappio di nailon gli solleva il mento e lo morde sul collo con forza e desiderio. Il sangue scorre in piccoli rivoli sottili. L’uomo sgrana gli occhi. Ma lei stringe e non lo lascia, non prima di averne avuto abbastanza. Solo allora si riveste velocemente, senza nemmeno degnare di uno sguardo la figura riversa sul selciato. Ma prima di andarsene si gira e gli da un’occhiata veloce “Beh, grazie” gli dice “ Sangue dei migliori”






