martedì, 22 aprile 2008

capo 17

- Buongiorno! Dormito bene? -

Come risveglio non è affatto male, anche perché, oltre alla cortese domanda, mi arriva un meraviglioso aroma di caffè, che, infatti, Claudio stringe premurosamente tra le mani.

- Bene grazie. I ragazzi? Svegli?.-

- Sono in cucina e stanno facendo colazione. Penso che per le nove potremo partire. Se tutto va bene saremo da tua madre al massimo per mezzogiorno.-

Sento all'istante, mentre ancora lui ne parla, che io da mia madre non ci voglio andare. Ma come spiegarlo a Claudio? E soprattutto come convincerlo che è meglio che io non vada?

- ...Senti - comincio con prudenza, - ho pensato che devo risalire a cavallo ... -

- A cavallo? - fa lui, che non capisce.

- Sì, e devo farlo il più presto possibile. Tornare a casa intendo.-

- A casa? - Chiede.

-Sì, sai, il posto dove abito, quello dove io e i tuoi figli siamo stati aggrediti e rinchiusi nel sottoscala da un branco di psicopatici stranieri. Vorrei risistemare il casino che ci sarà, approfittando del sabato e della domenica. Riprenderne possesso, insomma.-

Mi guarda, per un attimo non dice niente, poi annuisce. - Va bene.

Forse è anche un pochino sollevato. La nottata trascorsa insieme, dunque, non comporterà nessun obbligo aggiunto, nessuna recriminazione e soprattutto niente ritorni di fiamma. Chissà se gli dispiace almeno un po'.

Non lo da a vedere comunque.

Ma io so che lui ci sarà sempre per me, ogni volta che io ne avrò bisogno. Semplicemente.

Anche per questo gli voglio molto bene; gliene vorrò sempre.

CRONOTACHIGRAFO alle 17:49 in: caduta libera
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domenica, 06 aprile 2008

Capo 16

C'è un gran sole, abbagliante e bianco, sopra di me che cammino spedita. Non è caldo affatto però. Anzi si sta proprio bene qui. La sabbia sotto la pianta dei piedi è cedevole e fresca, io vado.

Cammino e cammino, una gonna leggera mi frusta le gambe: è una vela o forse io sono una nave. Ondeggio e scivolo verso un orizzonte che non arriva mai. Ma io non ho fretta. C'è una brezza che mi delizia, così affondo il piede e lo segue anche l'anca, che cede. Poi l'altro e di nuovo si affonda. E' anche fatica, a voler ben vedere.

Eppure mi pare che niente che valga si ottiene  senza fatica. E' fatica nascere, è fatica vivere, è fatica pure morire. Però si va avanti, ci si sposa, ci si fanno degli amici, si trova un lavoro oppure si fanno dei figli, si frequentano i parenti, si fa carriera, si ascolta la musica, si guarda la tv, ... non in quest'ordine magari; si fanno cose, insomma.

Chissà perchè. Però si fanno.

Cammino e tutto intorno c'è solo la sabbia. Chissà dov'è finito tutto il mare. Se lo sarà bevuto un gigante? Sarà evaporato tutto? Io lo rivoglio, così mi tuffo sulla sabbia dorata e mi rotolo finchè ne sono ricoperta tutta.  Poi mi giro sulla schiena e guardo il cielo. Potrei anche morire ora, mi sembra che nulla possa scalfire la beatitudine che provo.

E invece mi sveglio.
CRONOTACHIGRAFO alle 20:44 in: caduta libera
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