domenica, 01 giugno 2008
Capo 21
Davanti alla porta della cantina ho un attimo di esitazione. Riprendo fiato, sospiro. Poi passo le mani, ancora umide sui lati esterni delle cosce, ad asciugarle un po' con la stoffa dei pantaloni. Pronta. Abbasso la maniglia e spingo. Una vertigine buia mi si spalanca davanti. - La luce, scema. Accendi la luce. - La luce è giallastra e subito crea le scale che scendono. Non si vede l'approdo, però. La scala finisce per essere inghiottita da un nero ghignante, ironico, imbarazzante.
Naturalmente non mi resta che scendere e cercare giù in basso l'interruttore che illumini il piano sottointerrato. Così vado.
Il tanfo della cantina è tipico. Un odore di chiuso e stantio. Un presagio di muffe, umidità e macchie nere. Tutto sommato rassicurante.
Di nuovo accendo una luce. Di nuovo spiove giallastra a ricreare ambienti. Mi giro attorno per controllare tutto, è una cantina parecchio ampia e con diverse stanzette.
Dopo un po' trovo, spostato in mezzo ad una stanza, lo scaffalone che nascondeva un doppio fondo. Non l'avrei mai scoperto! Attaccata alle sue spallette c'è una simil paretina. Incredibile: è perfetta, vecchia e scrostata come il muro vero...
Entro in quella stanza segreta. E' piccolissima, senza finestre e semivuota, se si esclude una brandina che ha tutta l'aria di essere stata usata parecchio. Chissà chi ha vissuto qui? chissà per quanto tempo? e perchè?
Non ho risposte, solo domande. Ma ho visto abbastanza e ora sono veramente spaventata. Faccio dietro front senza spegnere la luce e inizio a salire le scale.
-Prego, signora mi dia la mano-
Le parole, in perfetto italiano, mi arrivano come mazzate. Ma tanto io non le sento. Sono troppo presa a guardare i suoi occhi. Occhi obliqui, allungati e soddisfatti. Gli occhi, di ghiaccio del mio straniero preferito ...
Naturalmente non mi resta che scendere e cercare giù in basso l'interruttore che illumini il piano sottointerrato. Così vado.
Il tanfo della cantina è tipico. Un odore di chiuso e stantio. Un presagio di muffe, umidità e macchie nere. Tutto sommato rassicurante.
Di nuovo accendo una luce. Di nuovo spiove giallastra a ricreare ambienti. Mi giro attorno per controllare tutto, è una cantina parecchio ampia e con diverse stanzette.
Dopo un po' trovo, spostato in mezzo ad una stanza, lo scaffalone che nascondeva un doppio fondo. Non l'avrei mai scoperto! Attaccata alle sue spallette c'è una simil paretina. Incredibile: è perfetta, vecchia e scrostata come il muro vero...
Entro in quella stanza segreta. E' piccolissima, senza finestre e semivuota, se si esclude una brandina che ha tutta l'aria di essere stata usata parecchio. Chissà chi ha vissuto qui? chissà per quanto tempo? e perchè?
Non ho risposte, solo domande. Ma ho visto abbastanza e ora sono veramente spaventata. Faccio dietro front senza spegnere la luce e inizio a salire le scale.
-Prego, signora mi dia la mano-
Le parole, in perfetto italiano, mi arrivano come mazzate. Ma tanto io non le sento. Sono troppo presa a guardare i suoi occhi. Occhi obliqui, allungati e soddisfatti. Gli occhi, di ghiaccio del mio straniero preferito ...






