bellissima
Confesso che l'ho trovata subito bellissima.
Sarà che io pure conosco un paio di lupi travestiti da agnelli...
C'era una volta una bambina bellissima. Non aveva occhi, ma un paio di luminosissimi brillanti. Non aveva gote, ma collinette rosate. Non aveva capelli, ma una setosa cascata di miele. Non aveva labbra, ma tumidi e invitanti sorrisi. Non aveva difetti, salvo quello di non aver difetti.
C'era una volta una bambina perfetta. Quando parlava, parlava come un saggio. Quando cantava, cantava come un angelo. Quando rideva, faceva musica e diffondeva ovunque il suo riso trillante di campanelle. I suoi piedini scivolavano sul terreno, le sue manine incantavano l'aria e il corpicino pareva danzasse mentre la testolina ondeggiava felice.
Era la gioia che la faceva bella e la felicità che la faceva viva, la curiosità, invece la teneva calda. Le scottava il cuore e questo calore le scivolava in tutto il corpo, così che non aveva freddo, mai.
Era nata, per caso, in una famiglia normale. Come il seme prezioso di una rarissima pianta esotica finisce, talvolta per sbaglio, ad adornare il ciglio di una strada, così lei era spuntata, lucida gemma urlante, dal ventre stanco di una casalinga attempata.
Il padre, un impiegato statale, stazzonato e stralunato aveva assistito alla nascita della speciale creatura e ne aveva riportato un danno permanente: gli si era finalmente spezzato il cuore, come non era mai successo prima, nemmeno quando aveva scoperto di amare la donna che ora era sua moglie.
Entrambi i genitori, comunque, anzianotti e ormai vinti, arrancavano un giorno dopo l'altro lungo il pendio di una vita sempre in salita e troppo stretta per tornare indietro. La bimba bellissima era esplosa in mezzo a loro come un'improvvisa ricchezza che non sapevano maneggiare, soprattutto timorosi di perderla...
Così la crebbero con ogni cautela e la amarono come meglio poterono. La bimba fiorì e diventò fanciulla, poi sbocciò e si fece donna e quando gli anni le salirono tutti sulle spalle diventò vecchina.
Ma era una vecchina straordinaria, la vecchina più sorridente ed elegante del mondo intero. Piccola e tutta bianca, sempre allegra e soddis
fatta. Aveva sempre un cuore caldo, mani svelte e occhi limpidi. Aveva sempre qualcosa da fare, qualcuno per cui farlo e nuove curiosità da appagare.
Quando morì lo fece senza preavviso. Ghiacciò, semplicemente, mentre riposava su una vecchia poltrona all'ombra di una quercia nel cortile. Ma si vede che se ne accorse che moriva, perché dall'occhio destro le partì una lacrima che si ghiacciò nell'attimo di un sospiro. Era piena di rimpianto, ma rimase lì, abbarbicata alla guancia gelata, inutile e bellissima come la vita.
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