lunedì, 29 dicembre 2008

Domani

Un anno che se ne va,
un anno che se ne viene.

Il profumo del putacchio che cuoce.

Il coraggio di andare avanti...
...nonostante le mie mancanze,
le piccole grandezze,
e rarissime certezze.

Un cielo che sembra finto.
Il gelo che ghiaccia dentro.

Il caldo dentro una sciarpa.
ed io che non sono morta.

Domani sarò migliore,
se tu avrai coraggio
ed io non avrò rancore.

Domani saremo ancora
a raccontarci storie,

nella livida alba
del primo giorno
del nuovo anno...

Domani saremo soli.

Domani sarà domani.

Domani, le tue mani...
CRONOTACHIGRAFO alle 18:48 in: caduta libera
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giovedì, 27 novembre 2008

La regina di ghiaccio

C'era una volta una bambina bellissima. Non aveva occhi, ma un paio di luminosissimi brillanti. Non aveva gote, ma collinette rosate. Non aveva capelli, ma una setosa cascata di miele. Non aveva labbra, ma tumidi e invitanti sorrisi. Non aveva difetti, salvo quello di non aver difetti.

C'era una volta una bambina perfetta. Quando parlava, parlava come un saggio. Quando cantava, cantava come un angelo. Quando rideva, faceva musica e diffondeva ovunque il suo riso trillante di campanelle. I suoi piedini scivolavano sul terreno, le sue manine incantavano l'aria e il corpicino pareva danzasse mentre la testolina ondeggiava felice.

Era la gioia che la faceva bella e la felicità che la faceva viva, la curiosità, invece la teneva calda. Le scottava il cuore e questo calore le scivolava in tutto il corpo, così che non aveva freddo, mai.

Era nata, per caso, in una famiglia normale. Come il seme prezioso di una rarissima pianta esotica finisce, talvolta per sbaglio, ad adornare il ciglio di una strada, così lei era spuntata, lucida gemma urlante, dal ventre stanco di una casalinga attempata. 

Il padre, un impiegato statale, stazzonato e stralunato aveva assistito alla nascita della speciale creatura e ne aveva riportato un danno permanente: gli si era finalmente spezzato il cuore, come non era mai successo prima, nemmeno quando aveva scoperto di amare la donna che ora era sua moglie.

Entrambi i genitori, comunque, anzianotti e ormai vinti, arrancavano un giorno dopo l'altro lungo il pendio di una vita sempre in salita e troppo stretta per tornare indietro. La bimba bellissima era esplosa in mezzo a loro come un'improvvisa ricchezza che non sapevano maneggiare, soprattutto timorosi di perderla...

Così la crebbero con ogni cautela e la amarono come meglio poterono. La bimba fiorì e diventò fanciulla, poi sbocciò  e si fece donna e quando gli anni le salirono tutti sulle spalle diventò vecchina.

Ma era una vecchina straordinaria, la vecchina più sorridente ed elegante del mondo intero. Piccola e tutta bianca, sempre allegra e soddis

fatta. Aveva sempre un cuore caldo, mani svelte e occhi limpidi. Aveva sempre qualcosa da fare, qualcuno per cui farlo e nuove curiosità da appagare.

Quando morì lo fece senza preavviso. Ghiacciò, semplicemente, mentre riposava su una vecchia poltrona all'ombra di una quercia nel cortile. Ma si vede che se ne accorse che moriva, perché dall'occhio destro le partì una lacrima che si ghiacciò nell'attimo di un sospiro. Era piena di rimpianto, ma rimase lì, abbarbicata alla guancia gelata, inutile e bellissima come la vita. 

CRONOTACHIGRAFO alle 15:59 in: caduta libera
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giovedì, 30 ottobre 2008

Oggi pensieri sparsi

lunedì, 27 ottobre 2008

autunno

foto_boschi_7007
Sola sono,
come una foglia
tra milioni...

Appassisco
lenta
e mi accartoccio,
mi asciugo e mi secco,
mi arrotolo e mi avvolgo.

 E nel silenzio assurdo,
immemore,
mi tingo di un colore caldo,
biondo e dorato
che scivola nel bianco
senza capire.

CRONOTACHIGRAFO alle 17:53 in: caduta libera
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lunedì, 08 settembre 2008

the end

E' così che alla fine sono stata reclutata. Ora non c'è più nessuno che traffica nella mia cantina. Adesso lo faccio io.

Naturalmente  nessuno lo sa. La mia vita scorre apparentemente normale: il lavoro, i figli, la spesa, tutto come sempre...

Ma ho una vita parallela, adesso.
Osservo e trasmetto i dati al quartier generale, qualche volta esco, nottetempo. Mi copro bene e sono molto prudente.

Non faccio nessuna fatica a mantenere separati gli ambiti diversi di queste due diverse vite: una abituale, comoda e conosciuta; l'altra oscura, adrenalinica, sempre nuova... Lo faccio e basta.

Come se non avessi mai fatto altro...

CRONOTACHIGRAFO alle 14:31 in: caduta libera
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martedì, 02 settembre 2008

capo 24

Ma quello che lui mi disse e quello che poi io gli chiesi...quello che mi raccontò e quello, insomma, che ci dicemmo, io e il mio ospite, nel tranquillo tepore di quella saletta  solitaria e in penombra, trascendeva i limiti dell'angusto locale...

Lui mi parlò, mentre mi teneva le mani e le nostre teste si sfioravano, con un tono piano e convincente, illustrandomi uno scenario  mondiale di cui non ero consapevole e mi proiettò infine dentro una realtà sconosciuta.

La mia casa, come molte altre lungo le coste italiane ed in tutto il paese, era un "avamposto"  di una guerra silenziosa e celata nei profondi recessi delle cantine, o nelle polverose soffitte.

Una guerra fredda, sotterranea,  mantenuta nascosta per non provocare la presa di coscienza collettiva che avrebbe reso inevitabile uno scontro frontale e pericolosissimo.

Ci stavano rubando l'acqua, era evidente. Da molti mesi, forse anni. E c'era questo organismo sovranazionale, di matrice europea, che presenziava alla sicurezza di tutto il territorio della Ue, che cercava di impedirlo. O almeno di capire come succedeva...
CRONOTACHIGRAFO alle 20:43 in: caduta libera
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venerdì, 22 agosto 2008

Capo 23

Colpita da insolita inerzia mi crogiolo nel più dolce dei non far niente. L'estate volge nella sua parte più alta e i giorni trascorrono da soli, senza  che io debba fare alcun chè per modificarne il profilo.

Vorrei avere una fine da dedicare alla mia storia, ma temo di averne perso il senso  lungo la strada e non di meno, non me ne dispiace. La verità è che non mi va di chiudere nulla in questo momento.

Le mie vacanze sono già finite e non si profilano novità all'orizzonte. Mi piacerebbe cambiare qualcosa: il lavoro, magari la mia vita, forse il colore alle pareti.

Intanto mi sono cresciuti i capelli e ho perso qualche chilo. Potreste non riconoscermi affatto se mi incontrate. Oppure potreste tornare qui, dove io abito.

Perchè è  proprio qui dove abito, in questa casa solida e squadrata, che sfida  le intemperie da molti anni e si affaccia sulla spiaggia, che è successo quello che ha cambiato la mia vita, distruggendo quello che era stata fino a quel giorno e scaraventando quello che ne rimaneva nella più incredibile avventura che mi potesse capitare e che forse non mi sarebbe capitata mai se io non avessi deciso di non partire con il resto della mia famiglia per tornare a casa ...
CRONOTACHIGRAFO alle 20:30 in: caduta libera
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lunedì, 14 luglio 2008

Capo 22

Faccia a faccia con il nemico. Per una volta resto senza parole. Ma lui continua a guardarmi ed è così irremovibile, ineluttabile ed inevitabile che gli allungo una mano.

Quando lo tocco ho un brivido. E' grande la sua mano, e asciutta. E' calda e si richiude sulla mia con sicurezza. La contiene tutta, stringe ma non costringe. Mi fisso a guardarla quella mano sulla mia, ed anche lui abbassa brevemente lo sguardo. Poi lui guarda me. Ed io di nuovo lui.

Quando mi tira su aspiro il suo profumo. Buono, amarognolo, fresco. In un attimo siamo fuori dalla cantina. Con un movimento fluido mi è girato intorno e mi ha appoggiato un braccio sulle spalle. E' caldissimo anche il suo braccio. O forse sono infreddolita io dalla permanenza in cantina.

Ma perchè mai mi sarò cacciata in questa situazione?

Mi stacco da lui a fatica. Metto dello spazio tra noi e trovo il coraggio di chiedergli: "Ma insomma, si può sapere chi è lei?"

Risponde subito. "Sono solo una persona come tante, che sta facendo un lavoro in incognito"

"A casa mia ?" chiedo, ironica.
"A casa sua !" risponde laconico.

E dopo mi guida, con facilità,  attraverso la porta della cucina in direzione del salotto...
CRONOTACHIGRAFO alle 21:09 in: caduta libera
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domenica, 01 giugno 2008

Capo 21

Davanti alla porta della cantina ho un attimo di esitazione. Riprendo fiato, sospiro. Poi passo le mani, ancora umide sui lati esterni delle cosce, ad asciugarle un po'  con la stoffa dei pantaloni. Pronta. Abbasso la maniglia e spingo. Una vertigine buia mi si spalanca davanti. - La luce, scema. Accendi la luce. - La luce è giallastra e subito crea le scale che scendono. Non si  vede l'approdo, però. La scala finisce per essere inghiottita da un nero ghignante, ironico, imbarazzante.

Naturalmente non mi resta che scendere e cercare giù in basso l'interruttore che illumini il piano sottointerrato. Così vado.

Il tanfo della cantina è tipico. Un odore di chiuso e stantio. Un presagio di muffe, umidità e macchie nere. Tutto sommato rassicurante.

Di nuovo accendo una luce. Di nuovo spiove giallastra a ricreare ambienti. Mi giro attorno per controllare tutto, è una cantina parecchio ampia e con diverse stanzette.
Dopo un po'  trovo, spostato in mezzo ad una stanza, lo scaffalone che nascondeva un doppio fondo. Non l'avrei mai scoperto! Attaccata alle  sue spallette c'è una simil paretina. Incredibile: è perfetta, vecchia e scrostata come il muro vero...

Entro in quella stanza segreta. E' piccolissima, senza finestre e semivuota, se si esclude una brandina che ha tutta l'aria di essere stata usata parecchio. Chissà chi ha vissuto qui?  chissà per quanto tempo? e perchè?

Non ho risposte, solo domande. Ma ho visto abbastanza e ora sono veramente spaventata. Faccio dietro front senza spegnere la luce e inizio a salire le scale.

-Prego, signora mi dia la mano-
Le parole, in perfetto italiano, mi arrivano come mazzate. Ma tanto io non le sento. Sono troppo presa a guardare i suoi occhi. Occhi obliqui, allungati e soddisfatti. Gli occhi, di ghiaccio del mio straniero preferito ...
CRONOTACHIGRAFO alle 15:18 in: caduta libera
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lunedì, 26 maggio 2008

Capo 20

La mia casa aspetta. Silenziosa ed aristocratica, apatica e misteriosa, chiusa, buia, solitaria, aspetta. E' la mia solita vecchia casa. Ma ora non mi sembra neanche più la stessa. Snob  e  indifferente, immobile, segreta, oscura ed isolata, respira. L'ultima volta che ci siamo viste,  l'ho abbandonata in fretta e furia, ma pare non averne risentito più di tanto. E' una vecchia signora, solo un po' in disordine, ma padrona di se stessa comunque.

Quando entro lascio la porta di casa aperta, per avere la luce che mi serve ad arrivare ad aprire una finestra. Poi parlo ad alta voce. Poi m'imbarazzo perchè ho parlato ad alta voce. Ma quando mi guardo tutto intorno e vedo le pantofole dei miei figli, i loro giochi, i miei quadri pieni di colori e il nostro disordine ovunque, finalmente la mia casa  torna ad essere mia e allora chiudo la porta.

Pulisco. Cancello i segni, ristabilisco l'ordine, le priorità e i principi. Siamo sacerdotesse, noi donne, di una religione antica. Della famiglia siamo il perno ed in quanto perni siamo in perenne equilibrio ed in perfetta solitudine. Strofino i segni sul pavimento, riordino la cucina, ricostruisco.

E quando ogni cosa profuma, capisco che manca ancora qualcosa.  Ora devo proprio andare in cantina...
attiminvolo alle 20:29 in: caduta libera
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