mercoledì, 01 febbraio 2006

Stefano

Quasi un giorno perfetto , non fosse stato che per quel sole afoso che appiccicava le gambe ai pantaloni e la camicia alla schiena...

Alle 8.00 Stefano si era svegliato che c’erano già 32 °, il letto era una zattera alla deriva e lui un uomo sull’orlo di una crisi di nervi. Mai che ci fosse una donna quando serviva. Aveva una lungo conto aperto con le donne, tante ne aveva conosciute, ma alla fine tutte si erano confuse nella memoria in un’unica donna che riassumeva i difetti e i pregi di tutte.La sua donna, per cominciare era falsa come Luisa (che l’aveva preso in giro per mesi, prima che lui si accorgesse che aveva una relazione con un altro), poi era costosa come Sara (che pretendeva inviti a cena ad ogni S.Valentino e fiori e regalini), era bugiarda come Elena ( che continuava a comprare vestiti  che poi nascondeva e tirava fuori di tanto in tanto, asserendo sempre che erano vecchi), era fredda come Paola (che non arrivavi a metterle una mano addosso), era furba come Brunella (che quando credevi di averla finalmente domata, modificava di nuovo la prospettiva, come si fa al mercato, quando si infila una mano sotto a un mucchio di abiti e si rovescia tutto sottosopra), era bella come Daniela (che bella Daniela), era calda come Anna (troppo calda Anna) era un tormento come Lucia (che lo torturava con insulse richieste di attenzioni infinite).

Era stata una guerra infinita il suo rapporto con le donne, e gli aveva inferto molte dolorose ferite. Una guerra a tratti sospesa, per mancanza di forze. Però Stefano le amava davvero le donne, le aveva amate e cercate per tutta la sua vita. Ed aveva un carattere così dolce e tenero che loro lo adoravano,...ma lui proprio di questo aveva paura, del loro amore. Una paura inconsapevole di perdercisi dentro, venir fagocitato e sparire. Così quando le cose cominciavano a diventare serie Stefano scappava. Ora però era quasi certo che avrebbe gradito una compagna vicino. E invece.... Invece gli toccò arrangiarsi. Si stirò una camicia, rinfrescò anche i pantaloni, mise su un caffè e si infilò sotto la doccia.

Alle 8.30 uscì di casa.Stefano era quasi felice, quasi bello e quasi elegante mentre attraversava Milano d’estate. Aveva un appuntamento importante, forse gli avrebbe cambiato la vita. Quando giunse nella zona residenziale erano già quasi le 9.00. Bussò al videocitofono di una elegante palazzina dove si trovava un’importante filiale italiana di una grande ditta tedesca. Stefano stringeva la valigetta che conteneva i progetti per la costruzione di una macchina inventata da lui. Quasi un sogno.Salì le scale nell’ingresso lussuoso e venne indirizzato da una portinaia verso un ascensore. Salì verso il suo destino.

 Il destino gli aprì la porta alle 9.00 esatte. Aveva un paio di gambe favolose e un sorriso speciale, dolce e invitante, che sembrava ambrosia destinata a lui soltanto, capelli biondo miele acconciati sulla sommità del capo e occhialini dorati. Stefano era già abbastanza  agitato per via dell’incontro, così considerò quella accoglienza come un segno della benevolenza della sorte.“Ho un appuntamento con il  Sig. Kaufer” disse, sfoderando il suo sorriso irresistibile. “Prego si accomodi” rispose la ragazza invitandolo ad entrare in un ufficio. L’ufficio era vuoto e Stefano pensò che il sig. Kaufer non fosse ancora arrivato. Quindi si accomodò  su un divanetto che gli aveva indicato la ragazza e che faceva parte di un salottino, posto al fianco di una scrivania gigantesca. La ragazza sedette anche lei e a lui non parve vero di poter approfittare dell’occasione per interrogarla sul Sig. Kaufer.

”Che tipo è il signor Kaufer?” cominciò Stefano. Ma la conversazione stentava ad avviarsi, la ragazza mostrava  qualche difficoltà a rispondere a tono alle domande  e qualche perplessità per il modo disinvolto con cui lui la trattava. Difficoltà  che a Stefano  inizialmente sembrò legittimo imputare a una scarsa conoscenza della lingua italiana, ma che man mano che la conversazione proseguiva, si fecero decisamente più imbarazzanti,. Alla fine Stefano, un po’ spazientito chiese “Ma insomma, quando pensa che arriverà il Sig. Kaufer?” “Io sono Kaufer” rispose la ragazza. Stefano la guardò, non poteva credere a quello che aveva sentito. Le ascelle gli nuotavano nell’acqua dell’imbarazzo. Il mento era scivolato sotto la linea mediana dell’incredulità. Stefano si abbandonò allo schienale. Aveva fatto una figura di merda. E come al solito per colpa di una donna....

attiminvolo alle 14:46 in: racconti, caduta rovinosa
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