lunedì, 17 novembre 2008

Il Medio Evo

1rocca[1]

Probabilmente è vero.
Forse la storia è ciclica e si ripete.
Forse i tempi sono maturi per un Nuovo Medio Evo.
 

C'è la stasi economica, la recessione,
l'oscurantismo,  e un clima di paura.
C'è pure un ritorno al passato
e pregiudizi, superstizione, fanatismi.

Sì, forse sta arrivando un Nuovo Medio Evo...
CRONOTACHIGRAFO alle 20:43 in: volo cieco
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domenica, 19 marzo 2006

Il castello

C'era una volta, molti, moltissimi anni fa,..... un castello con alte torri, circondato da un fossato profondissimo, pieno di coccodrilli feroci e sempre affamati. Era sorto all'improvviso nella bassa padana. Una mattina i contadini si erano svegliati e lo avevano trovato lì, confuso nella nebbiolina mattutina, imperioso come chi comanda per diritto, e misterioso come un nero pipistrello. Attorno al castello, non si sentiva cantare nessun uccello, nè frinire alcuna cicala, nè squittire topo.

Dopo un primo comprensibile sconcerto, molti forti uomini, riuniti in un folto gruppo decisero di andare in avanscoperta, ma non appena furono sotto le mura, scure e scivolose per l'umidità, udirono dei lamenti così terribili, così profondi e cavernosi che molti di essi persero il nero dei capelli per lo spavento. E si narra che Baldo, ultimo rappresentante in vita di una famiglia di notabili del paese, cadde subitamente preda di un attacco di cuore, che lo portò in men che non si dica a ricongiungersi con il resto della famiglia sua.

Passarono gli anni, il castello divenne parte del paesaggio e mai più a nessuno venne in mente di avvicinarsi ad una distanza che fosse minore  di un tiro di schioppo. Passarono molti rigidi inverni, che ghiacciavano la linfa nei rami, passarono molte assolate estati, così calde che anche i sassi sembravano cotti dal sole, venne il vento primaverile e la pioggia autunnale. Nacquero in molti, e in molti morirono.....ma nessuno si avvicinò mai più a quel castello.

Una domenica pomeriggio, 5 ragazzi del villaggio tornavano a casa, dopo aver pescato e oziato lungo il torrente a sud dei campi, in fondo dove scorreva irruento e libero. Ciarlavano, i ragazzi, portavano lucidi pesci  argentati e si spingevano e si addossavano l'un l'altro camminando. E ridevano. il sole illuminava l'oro dei capelli, i denti erano candidi, e dalla pelle accaldata si levava ,come una promessa, l'aroma della gioventù, quando le forze sembrano infinite e la morte risibile.

 Il castello, accoccolato sul fradicio terreno, sentì quella gioia e ne provò invidia. E dalle sue mura, spesse e dense di mattoni fece uscire un suono melodioso, una malia per attirare verso di sè quella ricca messe di energia. Andarono i 5 ragazzi, come ad un appuntamento con il destino, con le loro braccia lunghe, e i loro piedoni grandi, con i ricci sudati e gli occhi lucidi attraversarono il traballamte ponte levatoio e il castello li inghiottì  

 Ma non sempre la verità è quella che sembra,.....appena dentro al castello i ragazzi furono circondati da molte persone festanti,..."Vi abbiamo liberato finalmente!" gridavano e gioivano e sorridevano. "Voi non ricordate più nulla....ma siete nati qui, nel castello felice di Acquasilva, e da  qui siete stati sottratti con la forza...." e intanto li accompagnavano festanti ai bastioni, da dove poterono finalmente vedere il paesaggio che avevano appena lasciato: un'arida terra, una sassaia pietrosa, piena di orridi mostri e di pericolose figure....

(Già postato su cronotachigrafo)

attiminvolo alle 16:15 in: racconti, volo cieco
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domenica, 05 febbraio 2006

Cose che capitano

 Se mai l’uomo normale potesse immaginare quante cose incredibili vivono in mezzo a noi perderebbe la ragione e il senso quotidiano della vita. A volte succede che la realtà si smaglia e dopo, niente è più come prima... Io sono una persona metodica e ho vissuto la prima parte della mia vita convinto di sapere ciò che che era necessario sapere. Ho accumulato esperienza ed elaborato un sistema di valori, ma non ero veramente pronto a quello che mi sarebbe successo. Nessuno di voi  lo sarebbe. Ecco com’è andata davvero.

Quando uno scapolo come me vive l’avventura di una notte, di solito, la vita gli sorride. Io non potevo credere che quella deliziosa creatura avesse scelto proprio me per condividere qualche ora d’ amore. E invece. Tutta la serata era stata in discesa, così facile e piacevole che ero euforico quando entrammo nel mio piccolo appartamento. Lei era giovane e per niente timida, sembrava sapere esattamente cosa mi piacesse e anch’io desideravo compiacerla. Ma poi quando si esaurì il carburante, e furono sparate tutte le cartucce, non ci fu verso di farla fermare perchè dormissimo insieme. Se ne andò, così di corsa, che mentre scendeva per le scale ancora si infilava le scarpe. Pensai che fosse un’originale. E la salutai dall’alto, soffiandole dietro un bacio di gratitudine.

Il mattino dopo scendendo dal letto mi accorsi subito che qualcosa non andava. La pantofola destra non era normalmente parallela a quella sinistra. Si poneva di traverso, formando un angolo acuto, nella posizione delle lancette di un orologio che segni le due. Allora allungai la testa oltre il bordo del letto e le guardai: stranissimo. Decisi di infilarle comunque e  ciabattai fino in bagno.E’ qui che avvertii, inaspettato e piacevole, un profumo come di fiori,  che mi fece pensare al bianco. Fiori bianchi, evidentemente il profumo della mia ospite. Quando aprii il rubinetto della doccia il profumo piano piano svanì, come assorbito dal vapore che subito si diffuse. A doccia finita, lo specchio ne era completamente ricoperto. Io allora lo asciugai per vedermici dentro e mi accorsi d’un tratto che ero sparito. Ripresi a strofinare lo specchio, davvero non riuscivo a rendermene conto, ma poi me ne dovetti fare una ragione: la mia immagine non compariva più ! In preda ad una grande agitazione girai tutti gli specchi di casa. Dovunque lo stesso impressionante fenomeno. Eppure io mi vedevo: le gambe, i piedi, il torace. Mi accarezzai il viso e sentii raspare la barba.  - Ed ora? come farò a farmi la barba? - Allora mi vestii e scesi in cucina. Il caffè, nero e bollente ha la sempre avuto la capacità di aiutarmi a riflettere. Difatti, con la testa piu lucida decisi di uscire:  - Marco saprà cosa fare.- Marco era il mio medico ed era anche un’amico.

 Arrivato sotto a casa di Marco,  suonai a lungo il citofono. “ Fammi salire Marco, ti prego sono io, Antonio”. Marco sospirò, lui pensava che io fossi un po’ ipocondriaco e non mancava mai di farmelo notare. Arrivai volando alla sua  porta, che era aperta. Marco era in camera. Mi disse “Entra, arrivo” e poi  mentre percorreva il corridoio che arriva allo studio“Che c’è stavolta?” Ma sulla soglia della porta dello studio si bloccò. Lo vidi chiaramente impallidire e immobilizzarsi nella posizione di aggiustarsi il colletto, come l’istantanea colta da una macchina fotografica. Ma fu solo un attimo e poi il tempo riprese a scorrere normalmente. Lui si avvicinò e sembrava molto preoccupato. “Antonio?” disse quasi smarrito.”Che c’è Marco? Ho qualcosa che non va?” “Antonio” e la sua voce era quasi un sussurro “ Davvero non lo sai? Sei invisibile...”

attiminvolo alle 17:54 in: racconti, volo cieco
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