Se mai l’uomo normale potesse immaginare quante cose incredibili vivono in mezzo a noi perderebbe la ragione e il senso quotidiano della vita. A volte succede che la realtà si smaglia e dopo, niente è più come prima... Io sono una persona metodica e ho vissuto la prima parte della mia vita convinto di sapere ciò che che era necessario sapere. Ho accumulato esperienza ed elaborato un sistema di valori, ma non ero veramente pronto a quello che mi sarebbe successo. Nessuno di voi lo sarebbe. Ecco com’è andata davvero.
Quando uno scapolo come me vive l’avventura di una notte, di solito, la vita gli sorride. Io non potevo credere che quella deliziosa creatura avesse scelto proprio me per condividere qualche ora d’ amore. E invece. Tutta la serata era stata in discesa, così facile e piacevole che ero euforico quando entrammo nel mio piccolo appartamento. Lei era giovane e per niente timida, sembrava sapere esattamente cosa mi piacesse e anch’io desideravo compiacerla. Ma poi quando si esaurì il carburante, e furono sparate tutte le cartucce, non ci fu verso di farla fermare perchè dormissimo insieme. Se ne andò, così di corsa, che mentre scendeva per le scale ancora si infilava le scarpe. Pensai che fosse un’originale. E la salutai dall’alto, soffiandole dietro un bacio di gratitudine.
Il mattino dopo scendendo dal letto mi accorsi subito che qualcosa non andava. La pantofola destra non era normalmente parallela a quella sinistra. Si poneva di traverso, formando un angolo acuto, nella posizione delle lancette di un orologio che segni le due. Allora allungai la testa oltre il bordo del letto e le guardai: stranissimo. Decisi di infilarle comunque e ciabattai fino in bagno.E’ qui che avvertii, inaspettato e piacevole, un profumo come di fiori, che mi fece pensare al bianco. Fiori bianchi, evidentemente il profumo della mia ospite. Quando aprii il rubinetto della doccia il profumo piano piano svanì, come assorbito dal vapore che subito si diffuse. A doccia finita, lo specchio ne era completamente ricoperto. Io allora lo asciugai per vedermici dentro e mi accorsi d’un tratto che ero sparito. Ripresi a strofinare lo specchio, davvero non riuscivo a rendermene conto, ma poi me ne dovetti fare una ragione: la mia immagine non compariva più ! In preda ad una grande agitazione girai tutti gli specchi di casa. Dovunque lo stesso impressionante fenomeno. Eppure io mi vedevo: le gambe, i piedi, il torace. Mi accarezzai il viso e sentii raspare la barba. - Ed ora? come farò a farmi la barba? - Allora mi vestii e scesi in cucina. Il caffè, nero e bollente ha la sempre avuto la capacità di aiutarmi a riflettere. Difatti, con la testa piu lucida decisi di uscire: - Marco saprà cosa fare.- Marco era il mio medico ed era anche un’amico.
Arrivato sotto a casa di Marco, suonai a lungo il citofono. “ Fammi salire Marco, ti prego sono io, Antonio”. Marco sospirò, lui pensava che io fossi un po’ ipocondriaco e non mancava mai di farmelo notare. Arrivai volando alla sua porta, che era aperta. Marco era in camera. Mi disse “Entra, arrivo” e poi mentre percorreva il corridoio che arriva allo studio“Che c’è stavolta?” Ma sulla soglia della porta dello studio si bloccò. Lo vidi chiaramente impallidire e immobilizzarsi nella posizione di aggiustarsi il colletto, come l’istantanea colta da una macchina fotografica. Ma fu solo un attimo e poi il tempo riprese a scorrere normalmente. Lui si avvicinò e sembrava molto preoccupato. “Antonio?” disse quasi smarrito.”Che c’è Marco? Ho qualcosa che non va?” “Antonio” e la sua voce era quasi un sussurro “ Davvero non lo sai? Sei invisibile...”
attiminvolo alle 17:54 in:
racconti,
volo cieco
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