venerdì, 21 aprile 2006

La professoressa

Gli è che ho questa doppia vita. Una vita spaccata a metà  come le due parti di una pesca, in cui ogni semisfera, perfettamente divisa dalla depressione centrale, è ugualmente dolce , ugualmente bombata e credibile.

Insegnante di matematica, irreprensibile e asciutta di giorno, mi trasformo di notte in una donna alga, sensibile ad ogni più piccola emozione o sentimento. Allorquando, terminata una cena frugale, e riordinate tutte le stoviglie, mi lavo i denti e poi mi spoglio del vestito severo del giorno - un tailleur, per lo più -  ecco che mi svelo e mi avvolgo poi nella vestaglia rosa cipria, con il cordoncino dorato, infilo le pantofoline in tinta con il bordo di piume di struzzo, mi profumo con la mia essenza preferita, con note fiorite di giglio, miste a muschio bianco, e mi pettino i capelli, ancora belli. E' lì, nel mio bagno, che avviene. Di fronte allo specchio perdo ogni razionalità, lo sguardo si ammorbidisce, il corpo si fa languido e anche la luce mi trasforma, mi sfuma gentile  e mi illumina di dolcezza.

Di solito a questo punto vado in sala, metto un bel CD, con una musica nostalgica e mi accomodo nella poltrona gigante con un bel libro.... E su quei libri vivo milioni di vite non mie. Scopro tradimenti, assimilo verità, studio bellezze e infinite lezioni di vita. Ho una predilezione  per ogni forma di scrittura appassionata, come quella di Stendhal ma non disdegno certi scrittori latini che tratteggiano storie dai sentimenti barocchi, come Marquez,  o  scrittori visionari come Bulgakov, o limpidi come  Kundera  e comunque di tutto assaggio e molto gusto. Una sola volta non ho potuto finire un libro, e per questo l'ho odiato tanto che l'ho dovuto buttare.  "Le età di Lulù" si chiamava. C'era dentro un dolore e un odio che con il sesso aveva poco a che fare.Mi fece rabbia o forse non lo capii. Lo dovetti distruggere. 

Quando ero ancora una ragazza, poi, una volta che ero in difficoltà i libri mi salvarono addirittura la vita. Li vendetti tutti ad un Remender e ci feci abbastanza soldi da viverci quindici giorni. Fu un grosso sacrificio però , avevo centinaia e centinaia di libri. E qualcuno lo salvai comunque ( Pian della Tortilla, La Collina dei Conigli, La prima moglie Rebecca, Delitto e Castigo....) Comunque la mia doppia vita certo è un vizio, ne sono consapevole, e come tutti i vizi mi costringe a mentire. Innumerevoli volte in questi anni sono stata invitata da qualche amica, desiderosa di sistemarmi con un qualche suo conoscente, ad uscire la sera, per un  cinema, una pizza, un concerto. Io ho declinato sempre, e inventato molte scuse, anche a costo di sembrare scortese.  Non esco la sera. Come potrei? La notte mi vede esposta e languida, abitante di tutti i sentimenti negati al giorno.  Come fossi  il  Mr. Hide del Dott. Jakill appunto.....

(gia postato su cronotachigrafo)

attiminvolo alle 15:40 in: racconti, volo notturno
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martedì, 28 marzo 2006

La strega

"Buonasera".... gridò. Era bassa, coperta di stracci, aveva dei piedoni larghi e delle scarpacce da uomo. "Buonasera".....ripetè, ma a voce più bassa, e con un'intonazione esitante.... Spingeva un carrello  del supermercato in cui aveva stipato ogni genere di sacchetti, che si intuivano pieni di cianfrusaglie.

La gente, immersa nell'atmosfera azzurrata del bar per un'attimo cessò di esistere, il brusio scemò e tutti si voltarono a guardare la vecchia barbona."Dove trovo un telefono? ho bisogno di telefonare...." la voce era roca, con un'urgenza isterica che metteva i brividi..... Ma già il proprietario del bar interveniva, togliendole spazio con il suo corpo e respingendola all'esterno con poche secche parole.
 Io, la seguivo con gli occhi, attraverso i vetri, stagliarsi contro il buio e caracollando attraversare la strada per entrare nell'agognata cabina telefonica - una delle poche rimaste in città - dall'altro lato della strada. Passarono pochi minuti..... la cabina sembrava emanare una strana luce verdognola, ma non si riusciva ad intravedere nulla. .....Lo so che non mi crederete, lo so, sembra impossibile anche a me che pure c'ero......
Dopo cinque minuti circa, si riaprì la porta della cabina telefonica e ne uscì la più strabiliante creatura che io abbia mai visto! Aveva capelli corvini  che le cadevano in  ricchi boccoli pesanti e le scendevano morbidi lungo le spalle e occhi che luccicavano al buio, come quelli di un gatto.Era snella, ma s'intuiva muscolosa e agile. Alzò le mani verso il cielo a disegnare un cerchio largo e  d’improvviso si accesero la luna e milioni di stelle. Allora richiuse le mani come se pregasse, e si inchinò leggera. Rovistò nel carrello del supermercato e diossaccome ne estrasse una scopa, di quelle di una volta, di saggina.

Poi credo vi sia salita e sia scomparsa tra le nuvole, nel buio della notte. Io ero stranito e attonito, stupefatto per aver alla fine scoperto, non solo che la magia esiste ancora in questo mondo di computer, fax e telefonini, ma come sia difficile che sopravviva.....quando anche trovare una cabina del telefono è un'impresa. 
attiminvolo alle 20:56 in: racconti, volo notturno
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sabato, 18 febbraio 2006

Mario

Racconto notturno, fatto di piccoli passi esitanti fuori dal letto. Dentro il calduccio, fuori un buio gelato e una notte misteriosa. Perchè mai Mario, 9 anni, dovrebbe voler barattare il caldo tepore del letto con il freddo alito dell’ignoto? Forse soltanto perché è della stirpe dell’uomo e ha sangue di Ulisse nelle vene? O forse piuttosto perchè ha molto bevuto (a cena) e agogna il ristoro di una vescica leggera e di un rapido rientro alla base? Ma la sorte ha deciso altrimenti...

Mario accende la luce e si dirige, con una fretta esitante, in direzione del  bagno. La porta è socchiusa, e ne filtra , lungo la sagoma scura, una luce bianca e sfumata.A tratti da quella fessura fioriscono  strani suoni disarticolati. Mario esita, ma poi, per quel principio di causa ed effetto, che regge tutte le cose, allunga la mano contratta e spalanca la porta.

La scena che vede lo lascia per un attimo come stordito. Inginocchiato sul pavimento e strettamente abbracciato al water di casa, c’è uno sconosciuto intento a vomitare anche l’anima. L’uomo lo vede ed ha come un gemito di disappunto. “ Cazzo, ma che ci fai tu qui? La casa doveva essere vuota!” Mario non sta a dare risposte.Fugge.

L’uomo lo prende sulla soglia della sala, Mario si divincola e tira calci. Allora lo sconosciuto lo scrolla:”Smettila, ora, non voglio farti del male”. Mario piange per la rabbia impotente. L’uomo cerca di rabbonirlo: “Su, su, ti ho detto che non voglio farti del male.”Ma Mario piange più forte.L’uomo non sa cosa fare, teme che il rumore attiri l’attenzione di qualche vicino e gli chiude la bocca con la mano.”Adesso basta” gli ringhia “Ok?” Mario annuisce. L’uomo lo lascia.

“Dove sono i tuoi?” gli chiede “e come mai ti hanno lasciato solo?” “Ormai sono grande” risponde Mario “NON SI E’ MAI ABBASTANZA GRANDI” sentenzia l’uomo “Vedi può sempre capitare un ladro...” “Un ladro di bambini?” chiede con finta indifferenza Mario. “No, perbacco, non di bambini” risponde il giovane uomo un po’ imbarazzato. “E di cosa allora?” “Televisori, stereo, computer, quadri...” “A beh, allora...” Mario respira con sollievo “Ruba quello che vuoi, ma poi vai via, ...per favore!” “Ok” lo sconosciuto sorride e gli tende la mano. E poi mentre se la stringono, solenni, il giovane uomo di colpo impallidisce. Si stringe lo stomaco. “Che ti succede?” chiede il bambino. “Niente, ho questo dolore e non sto molto bene”

L’attacco doloroso è molto forte. L’uomo si piega in due, ha il viso imperlato di sudore e si appoggia alla parete. Mario lo guarda e lo vede scivolare lento, come in un film al rallentatore, dapprima in verticale, lungo il muro, poi sbilanciarsi e cadere in avanti, con la testa incuneata nell’angolo formato dal lato esterno del divano con il proseguimento del muro. Mario rimane immobile. Registra l’accaduto, per un attimo è indeciso sul da farsi. Poi si china verso l’uomo e cerca di allungarlo, prendendogli le gambe e tirandole. Alla fine ci riesce e con fatica lo gira in posizione supina.

Mario accende la luce. Lo sconosciuto è poco più che un ragazzo, con la faccia terrea e la fronte sudata, allora chiama il 118 e spiega che c’è un uomo svenuto nel salotto di casa. Tutto il resto avviene per rotolamento, per un concorso di fatti, da quel primo fatidico gesto di aprire la porta del bagno fino all’arrivo dell’ambulanza, succede che un bimbo, sorpreso da solo nella casa deserta, salvi la vita di un ladro con un attacco di appendicite.

attiminvolo alle 08:57 in: racconti, volo notturno
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